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Le interviste > "Umbi" Maggi - Olofonia > Umberto "Umbi" Gabriele Maggi
Eccomi qui in uno dei più importanti studi di registrazione d'Italia, dove, tra una take e l'altra del nuovo singolo dei Tatanka, Umberto "Umbi" Gabriele Maggi si concede ad una breve intervista per illustrarci l'olofono
GF: Mi dai un paio di cenni biografici su Umbi?
UM: Fin dai tempi di Adamo ed Eva (ride ndr)… sono nato a Milano da genitori Bolognesi, anche se il mio trascorso maggiore, gli anni più importanti, li ho passati in sostanza a Modena.
GF: La tua è una gran carriera musicale, ma sulla carta d'identità hai scritto "inventore"…
UM: Va beh, lo uso in realtà come fatto di gioco, certo, fin da bambino avevo la mania di inventare i giocattoli, ero più attirato dal fatto di potermeli costruire, piuttosto che andarli a comprare. Chiaramente prima si parte dallo smontaggio, dal rovinare tutto quello che c'è in casa, compresa una vecchia radio a valvole che aveva tra l'altro fatto mia madre in gioventù (evidentemente mi ha trasmesso delle doti) e che io ho gli smontato senza riuscire a ricostruirla… e lei ogni tanto me lo rinfaccia ancora adesso… a 18 anni ho costruito un'automobile, un prototipo perfettamente funzionante, con motore Porche, di cui mi sono rimaste solo le foto. Se non avessi iniziato a suonare da professionista (e anche lì partii costruendo gli amplificatori e persino la chitarra per hobby), diventando il bassista dei Nomadi nel loro periodo storico con Augusto Daolio, avrei probabilmente cominciato a costruire queste automobili , delle quali avevo già delle richieste e addirittura delle ordinazioni… poi però la musica mi ha travolto. Per cui arrivando da tutte queste cose, ecco perché sulla mia carta d'identità c'è scritto "inventore". Oltretutto il nostro primo studio di registrazione lo abbiamo proprio costruito io e mio fratello più giovane con le nostre mani (Maurizio? ndr) negli anni '80, per cui tutte le cose che ho iniziato e che sono diventate delle attività sono nate senza grandi velleità. Più per gioco che per concorrenza agli studi "veri"
GF: Quando nasce l'olofono?
UM: Parallelamente alla costruzione dei primi studi, si è creato un piccolo centro di ricerca sul suono, sempre sotto l'ombrello della passione e dell'hobby, che ha portato nell'83 al primo prototipo funzionante di olofono, con il quale siamo riusciti ad ottenere il primo suono tridimensionale vero, compresa la verticalità, il dietro eccetera, ovvero 360° di spazialità di sonora, che ho brevettato con il nome di olofonia, da "olos" in greco, che significa "totalità". E in tutti questi anni, a parte qualche vicissitudine anche burocratica, siamo andati avanti con ricerche, sperimentazioni, prove… anche con personaggi illustri, perché arrivando io essenzialmente dal mondo della musica, della discografia, i primi passi li ho fatti lì, prendendo contatto con i Pink Floyd, Michael Jackson, Paul Mc Cartney, per verificare se quello che avevamo in mano era uno strumento valido oppure no. E comunque i Pink Floyd lo hanno usato nel loro disco, in "The Final Cut" seppure il microfono fosse ad uno stadio molto sperimentale.
GF: Beh, ricordo quando comprai quell'album che gli effetti sonori 3d che udivo tramite le cuffie mi colpirono incredibilmente.
UM: Vero è che sono sempre stati sinonimo di innovazione e tecnologia. Anche se, nel tempo, le applicazioni più interessanti saranno nel campo medico, nella telefonia, che negli ultimi anni sta avendo una forte crescita, cinema, videogames… insomma sono molti i campi di applicazione di questa tecnologia. In quello musicale forse più nel campo della classica che nel pop, con la possibilità della disposizione spaziale delle sezioni strumentali, come esser lì presenti, compreso quello che ti tossisce dietro.